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LA VITA COME SPERANZA

di Maria Rina Virzì Lanza

Immaginando di rievocare le dolci sensazioni del suo arrivo al mondo, Francesco Lanza così scrive:

 

“Fuori il sole di luglio splendeva, la campagna era piena di spighe, c'era nel­l'aria l'odore denso e refrigerante delle pesche e delle albicocche (...)"

 

Era il 5 luglio 1897, Francesco nasceva.  

 

Tutti sembravano impressionatissimi del mio arrivo al mon­do, all'infuori di me stesso, che conti­nuavo a manifestare con ridicole smorfie e vagiti la mia desolata disapprovazione, il mio inconsolabile disappunto. Che ero venuto a farci nel mondo?

La casa natale, disegno di Marcella Tuttobene

“(…) Agata entrava e usciva, con la faccia delle grandi occasioni, come se fosse a parte d'un segreto che non poteva assolutamente rivelare a nessuno; il babbo si voltava di scatto, l'inseguiva per due o tre passi, e con la trepidazione d'un fanciullo all'avverarsi di un evento stra­ordinario le faceva la solita, laconica domanda: - Ebbene? (...) se Dio lo mandava, era il benve­nuto, per non dire addirittura che giunge­va a proposito. Lo avrebbe chiamato come il padrino che già gli destinava, con lo stesso nome cioè del santo al quale era intitolato il bellissimo podere che aveva comprato il giorno avanti(…) Passai di braccio in braccio, trion­falmente, come un prodigio. Tutti, anche la Calamara [la levatrice], sembravano impressionatissimi del mio arrivo al mon­do, all'infuori di me stesso, che conti­nuavo a manifestare con ridicole smorfie e vagiti la mia desolata disapprovazione, il mio inconsolabile disappunto, Che ero venuto a farci nel mondo? perché tutta quella gente mi faceva festa? (…) Solo io piangevo”.

 

Questi brevi stralci tratti da Arrivo al mondo ci presentano subito un lato del suo temperamento chiaramente improntato alla malinconia e all'ipersensibilità. Certo è molto difficile intravedere questo aspetto pessimistico nelle pagine lanziane, in quanto l'Autore, soprattutto nei Mimi Siciliani, sembra voglia nascondere la sua vera natura sotto una maschera ridanciana. Solo nell'epistolario, Sicilia come trappola, Lettere a Corrado Sofia, e in qualche brano delle prose, possiamo scorgere la malinconia dell'Autore.

 

Francesco Lanza era il quarto di sette fratelli (il padre Giuseppe, avvocato, era stato sindaco di Valguarnera dal 1879 al 1881), la madre si chiamava Rosaria Berrittella, II nome Francesco è imposto dal padre per legarlo a quello di un bel­lissimo podere da poco acquistato: San Francesco... (Clicca qui per leggere il testo completo)

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Ultimo aggiornamento: 06-09-08